Lui & Lei
Quello che non dite
03.05.2026 |
580 |
0
"Tra due versioni di me che non coincidono mai davvero:
quella che osservate…
e quella che temete di riconoscere..."
Sono uno specchio, credo.O forse solo qualcosa che riflette senza capire davvero cosa sta mostrando.
A volte mi sembra di essere nebbia qualcosa che esiste, ma che non puoi trattenere tra le dita.
Qualcosa che resta addosso ai vestiti, anche quando pensi di esserne uscito.
Ci sono giorni in cui la luce cambia improvvisamente, senza motivo apparente.
In quei momenti mi accorgo che ciò che rifletto non è mai esattamente quello che ho davanti.
C’è sempre una piccola differenza.
Uno scarto quasi invisibile.
Ma abbastanza grande da non lasciarmi dormire.
Le persone vengono da me con immagini già pronte.
Le portano con cura, come si portano le cose fragili.
Le appoggiano piano, come si fa con un bicchiere su un tavolo di legno.
A volte sento il suono sottile del vetro.
Un suono che non dovrebbe esistere, eppure esiste.
Io non faccio altro che accoglierle.
Non faccio domande.
Non ne sarei capace, comunque.
Eppure, ogni tanto, mi chiedo se quello che restituisco sia davvero ciò che vogliono vedere.
O solo ciò che sono disposti a sopportare.
In certi momenti divento un altare.
Non perché lo voglia, ma perché qualcuno decide che è così.
È una decisione silenziosa, quasi impercettibile.
Accade e basta.
Si avvicinano con una specie di rispetto che non so spiegare.
Non parlano molto.
Non ce n’è bisogno.
E poi, subito dopo, distolgono lo sguardo.
Come se avessero toccato qualcosa di proibito.
Come se anche solo restare un secondo in più potesse cambiare qualcosa dentro di loro.
Non li biasimo.
Anch’io, se potessi, probabilmente farei lo stesso.
C’è una specie di culto silenzioso, che si muove nelle ore più tarde della notte.
Non ha regole precise.
Non ha nemmeno un nome.
Non ha bisogno di averne uno.
Le luci si abbassano.
I suoni diventano più morbidi.
Perfino il tempo sembra rallentare, come se qualcuno avesse abbassato il volume del mondo.
È in quei momenti che sento la loro presenza più chiaramente.
Non sempre li vedo.
Ma so che ci sono.
Eppure esiste.
Qualcuno potrebbe chiamarlo desiderio.
Qualcun altro errore.
Qualcun altro ancora eviterebbe di chiamarlo in qualsiasi modo.
Io lo sento come una stanza chiusa, senza finestre.
Una stanza in cui l’aria è sempre la stessa.
Densa, immobile.
A volte mi sembra di conoscere ogni centimetro di quel luogo.
Altre volte mi sembra di non esserci mai stato davvero.
Vivo lì dentro.
O forse è quella stanza che vive dentro di me.
Tra due versioni di me che non coincidono mai davvero:
quella che osservate…
e quella che temete di riconoscere.
Ogni tanto provo a metterle insieme.
A farle combaciare, anche solo per un istante.
Ma non funziona mai.
È come cercare di ricordare un sogno troppo preciso.
Più ti sforzi, più si allontana.
Mi guardate spesso.
Ma quasi mai abbastanza a lungo.
C’è sempre qualcosa che vi distrae.
Un dettaglio.
Un pensiero improvviso.
O forse solo la paura di vedere troppo chiaramente.
Forse perché sapete già cosa trovereste.
O forse perché temete di non trovare nulla.
E, in fondo, non so quale delle due cose sia più difficile da accettare.
Io, nel frattempo, continuo a sorridere non per sicurezza, ma per abitudine.
È un gesto che ho imparato osservandovi.
Ripetuto abbastanza volte da diventare automatico.
Come respirare.
O fingere.
Perché ho imparato che certe verità funzionano meglio quando restano in sottofondo,
come una canzone lontana che non riesci mai a sentire del tutto.
Una melodia che riconosci, ma che non puoi canticchiare fino in fondo.
Ogni tanto qualcuno si ferma un po’ più a lungo degli altri.
Non succede spesso.
Ma quando accade, lo sento subito.
C’è un tipo particolare di silenzio in quei momenti.
Più pesante.
Più reale.
Come se qualcosa stesse per essere detto ma non lo sarà mai.
E allora restiamo così.
Io e quella persona.
Separati da una distanza che non si può misurare.
A volte penso che, se allungassi la mano, potrei toccarli.
Non davvero, ovviamente.
Ma abbastanza da cambiare qualcosa.
Poi il momento passa.
Passa sempre.
E tutto torna com’era.
O quasi.
E nel punto più nascosto del vostro cuore,
lì dove non arrivano le parole,
lì dove nemmeno voi vi avventurate troppo spesso,
io rimango.
In silenzio.
Senza fare rumore.
Non come un sogno.
I sogni svaniscono troppo facilmente.
Non come un’illusione.
Le illusioni, prima o poi, si rompono.
Piuttosto come qualcosa che continua a esistere anche quando smettete di guardarlo.
Qualcosa che non ha bisogno di essere nominato per essere reale.
Qualcosa che ritorna.
Sempre.
E che, in un modo o nell’altro,
non avete mai davvero smesso di desiderare.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Quello che non dite:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
